.::La Chiesa di S. Benedetto struttura architettonica::.

Ubicati in pieno centro urbano la chiesa e il convento di San Benedetto si trovavano, in età medievale, in posizione periferica, sebbene collocati lungo il più importante asse viario della città. Non si dispone di notizie certe circa la data di fondazione della chiesa, originariamente dedicata a S. Maria Veterana. Il documento più antico pervenutoci è l’atto di donazione del 1097 al monastero da parte del feudatario normanno Goffredo, conte di Conversano e signore di Brindisi, che assieme alla moglie Sichelgaita fu munifico protettore del convento delle “monache nere”. La data della donazione può comunque solo definire un termine “ante quem” poiché non permette di accertare che i signori di Brindisi fossero i fondatori del monastero; la struttura architettonica ed il corredo scultoreo inseriscono comunque il monumento tra la fine del sec. XI e gli inizi del secolo successivo.

Chiesa e monastero hanno subito nel corso dei secoli numerose trasformazioni quali, nel XVIII, l’occlusione della facciata (in seguito alla costruzione del coro d’inverno) e l’elevazione delle pareti esterne della chiesa al di sopra della linea di gronda. Nulla rimane inoltre delle coperture esterne delle volte, forse in origine costituite da piramidi a “chiancarelle” al centro e falde spioventi ai lati. Della chiesa rimane quindi a vista il lato meridionale, scandito da arcatelle cieche bicrome, su cui si apre il portale d’accesso del sec. XI decorato con un motivo a intreccio e, sull’architrave, da un rilievo raffigurante scene di caccia; anche la zona absidale (con absidi incluse nella parete rettilinea) ed il pesante campanile alleggerito dalle arcatelle cieche e il triforium del secondo ordine, appartengono all’originale sistemazione.

All’interno la chiesa a sala, che rimanda alle Hallenkirken della Francia sud occidentale, è divisa in tre navate da colonne: la centrale è coperta con crociere cupolate dai massicci costoloni, le laterali da semibotti che si impostano alla stessa altezza della volta centrale, contrastandone la spinta, I capitelli delle sei colonne sono di tipo corinzio ad eccezione dell’unico figurato, animali passanti su foglie d’acanto, confrontabile per il soggetto con il capitello proveniente da S. Andrea dell’Isola (oggi nel Museo Provinciale) e con quello della SS. Trinità di Venosa, sebbene il capitello risulti, rispetto ad entrambi, più rigido e pesante nel modellato.

Il chiostro sul lato nord, coevo alla chiesa, ha pianta rettangolare con ambulacro aperto da quadrifore scandite da capitelli a stampella di gusto bizantineggiante su colonnine e intervallate da robusti pilastri.
Pochissime tracce restano della decorazione pittorica: all’interno della chiesa, entro una nicchia sulla parete sud, un popolareggiante dipinto di carattere votivo raffigurante la Crocifissione e l’Annunciazione. Nel chiostro pochi frammenti rimangono di un pannello agiografico, probabilmente databile tra la seconda metà del XIII e la prima metà del XIV secolo.

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La struttura architettonica
La modesta mole della chiesa accompagnata dalla sagoma sovrastante della robusta torre campanaria si presenta oggi come un blocco parallelepipedo animato dalla arcate cieche a conci alterni di pietra bianca e carparo, tipica dicromìa di alcune architetture brindisine medioevali. L’archeggiatura poggiante su esili lesene si presenta in numero di nove sulla fiancata sud e di due ad oriente sulla parete rettilinea che occulta le tre absidi incluse. Il portale è collocato sul lato meridionale all’altezza della terza arcata a partire da occidente. Piccole monofore, strombate a ghiera multipla digradante, si aprono al centro di ogni arcata ad esclusione dell’ultima adiacente all’angolo sud-est.

La zoecolatura in carparo, continua, è conclusa da una cornice in marmo bianco venato di grigio, certamente di reimpiego, modanata a gola rovesciata. All’altezza della cornice è il piano d’appoggio a dadi marmorei su cui si elevano i pilastri.
Alla cultura lombarda rimanda il campanile a base quadrata e piuttosto tozzo. Nel paramento si ripete il motivo del partito decorativo con arcatelle cieche a conci alterni, su lesene, alleggerito nel secondo ordine, ove è la cella campanaria, dal triforium inquadrato da archetti pensili.
I rapporti dimensionali tra il campanile e la chiesa sono stati certamente alterati dalle sopraelevazioni del tempio che con tutta probabilità esibiva quattro pareti su cui poggiava un tetto a due spioventi, aperture di finestra ad arco tondo, frontoni triangolari sui lati minori e portale ad occidente. Queste caratteristiche rinviano, come è stato già osservato dagli studiosi, al modello tipico delle Hallenkirchen della Francia sud occidentale, relazione che si fa stringente nell’esaminare l’aula’9.

Lo spazio interno è suddiviso in tre navate. Quella centrale misura quattro campate coperte con crociere cupolate da massicci costoloni dal profilo alterno - arrotondato e rettangolare - definite da arcate che poggiano su colonne di reimpiego con capitelli decorati. Le navatelle laterali di misura dimezzata rispetto a quella mediana sono coperte da semibotti, che s’impostano alla stessa altezza della volta centrale, suddivise da diaframmi sostenuti da semicolonne con semicapitelli addossate alle pareti.
Ampio si presenta il dibattito critico attorno a questo insediamento benedettino che esibisce una tipologia strutturale singolare nell’ambito del romanico, non solo pugliese, in particolar modo nelle coperture, nella presenza di colonne e semicolonne quali sostegni anzichè di pilastri e semi- pilastri, nell’articolazione dell’invaso spaziale.
Per quanto negli studi precedenti sono stati proposti nessi a il gruppo delle chiese pugliesi a cupole in asse con semibotti laterali si tratterebbe, invero, come di recente ha puntualmente ribadito Pina Belli D’Elia, “di una chiesa a sala” in cui viene precocemente applicata la crociera cupoliforme (voute dòmicale) costolonata del tipo arcaico usato contemporaneamente nell’XI secolo in Lombardia e nell’Europa del nord”. Nell’uso delle colonne e dei capitelli finemente lavorati la stessa Belli D’Elia rintraccia una consuetudine della tradizione classica e bizantina.
Nell’ambiente unitario, con le navate della stessa altezza coperte dalle crociere con le volte cupolate e le mezze botti, emerge una tendenza costruttiva il cui respiro, spaziale ed estetico, si traduce in uno stile ibrido. Ciononostante si tratta di una ricerca sperimentale che comporta per le maestranze locali un’apertura verso quelle sollecitazioni innovative provenienti dall’Europa continentale e mediate dai dominatori normanni.
La chiesa benedettina, infatti, ha un sistema costruttivo confrontabile con quello del Duomo di Aversa, che non a caso é una fondazione normanna, per il quale é stata proposta una datazione entro la fine dell’XI secolo. Le volte costolonate comuni ai due edifici sacri trovano ulteriori riscontri nel Duomo di Acerenza e nella più tarda abbazia benedettina della Trinità a Venosa.

Attiguo al lato nord della chiesa é il chiostro a pianta rettangolare percorso attorno da un portico. Le mura esterne del portico presentano delle grandi arcate a pieno centro, sostenute da pilastri quadrati, in cui si aprono le quadrifore. Gli archetti, che esibiscono una doppia ghiera, sono sostenuti da colonnine ottagone, tranne due che sono cilindriche. Le colonnine, di marmo greco, culminano con capitelli a stampella e pulvino.
Le volte dell’ambulacro hanno coperture a botte rialzata, sui lati sud e per metà dell’ovest, rafforzata da sottarchi corrispondenti ai pilastri che suddividono le quadriforme, mentre nei restanti lati presentano crociere. Verosimilmente, i differenti tipi di copertura sono da imputare alle diverse ampiezze dei corridoi. Va precisato inoltre che talune irregolarità sono dovute a manomissioni e rifacimenti.

Durante i restauri condotti dalla Soprintendenza ai Beni Monumentali, tra il 1948 ed il 1958, fu lastricato il pavimento, sino ad allora battuto, con conseguente rialzo del piano di calpestìo e riduzione per una trentina di centimetri del podio su cui corrono le colonnine; riemersero sul lato orientale piccole bifore con capitelli a stampella appartenenti ad una più antica costruzione, forse il vecchio palazzo abbaziale24 furono rimossi i barbacani che facevano da contrafforti ai pilastri originali principali; il portico ebbe una copertura a spiovente in sostituzione della precedente piana con parapetto. Tuttavia é credibile che la originaria copertura dell’ambulacro fosse leggera, forse lignea a spiovente e di modesta altezza sì da consentire una inclinazione che avesse il suo vertice nel bordo superiore al di sotto delle monofore della fiancata sinistra, - venute alla luce nel corso dei lavori di rimozione delle coperture - e con il bordo inferiore poggiante all’altezza. dell’imposta degli arconi.


(tratto da Appunti sulla chiesa di San Benedetto di Massimo Guastella ed. ROTARY INTERNATIONAL)

Pagina creata il 02/08/2007

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