.::La storia::.

Il complesso di San Benedetto, comprendente la chiesa, il chiostro e il monastero, ubicato attualmente in pieno centro urbano, era, in età medioevale, “...in suburbio...”, ossia in posizione periferica rispetto all’abitato cittadino, ed era sito a breve distanza dal più importante asse viario di Brindisi che collegava Porta Mesagne con la Porta Reale, come si può osservare dalla stampa del Blaeu, del 1650 circa, pubblicata da Nicola Vacca.
Alcune fonti ci rendono noto che la chiesa, dedicata alla Vergine Maria, era indicata nel 1097 antiqua, nel 1107 veterana, mentre più tardi in uno stesso documento del 1260 figurano le denominazioni di S.Maria delle Monache e di chiesa di San Benedetto, ed in ultimo nel 1355 di Monastero di Santa Maria delle Monache Negre.
Incerte le notizie sulla fondazione del complesso e tuttavia può considerarsi termine “ante quem” il 1097, anno di donazione del casale di Tuturano al monastero da parte del feudatario normanno Goffredo, conte di Conversano e dominator di Brindisi.
Il monastero di Santa Maria Veterana fu favorito e beneficato dai nobili normanni sino a sottrarlo alla giurisdizione dei vescovi di Brindisi che vanamente cercarono di annullare tale privilegio : una prima volta nel 1122 con l’arcivescovo Bailardo poi nel 1145 con l’arcivescovo Lupo 10 quindi nel 1193 con l’arcivescovo Pietro di Bisignano11. Ma le monache di S. Benedetto continuarono ad essere le predilette dei signori del tempo e così alle offerte pro-redenzione dell’anima sua del conte Goffredo e di sua moglie Sichelgaita seguirono quelle del 1116 di Boemondo, nel 1122 di Costanza, nel 1133 di re Ruggero e poi ancora da parte di Federico Il e inoltre di privati cittadini.
Risale al 1564 una bolla confermata dal papa Pio IV con cui l’arcivescovo di Brindisi e Oria Gio: Carlo Bovio riformò il monastero delle Benedettine.
Con il trascorrere dei secoli il complesso monastico dove subire non poche trasformazioni alcune delle quali, come ipotizza Gabriella Minunno Costagliola. probabilmente sollecitate dalle nuove disposizioni del Concilio di Trento in merito alla clausura.
Altri interventi si attuarono nel XVIII secolo.

In seguito alla costruzione del coro d’inverno - forse in questa occasione fu operata l’inversione dell’orientamento della chiesa - la facciata fu ostruita con conseguente chiusura dell’ingresso principale; dell’antico portale, smontato e disperso, sono forse riconoscibili alcuni frammenti d’archivolto conservati nel Museo Archeologico Provinciale e un frammento scultoreo impiegato come architrave nella chiesa di S. Anna.
Grosso modo in quell’epoca, gli interni della chiesa furono arredati da altari barocchi poi rimossi nei restauri degli anni Quaranta-Cinquanta. Inoltre, la muratura esterna fu elevata al di sopra della linea di gronda, celando così le originarie Coperture.
Il 29 settembre del 1694 un violento incendio divampato negli ambienti del monastero costrinse le monache a riparare per quattro giorni presso il monastero di Santa Maria degli Angeli.
I danni registrati furono notevoli: non solo dovuti alle fiamme ma anche ai furti perpetrati da “li figli d’iniquità”.
Nel 1750, l’arcivescovo Antonino Sersale fece cingere di mura il giardino del convento’.
Incolume alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi durante il regno di Gioacchino Murat, il monastero di San Benedetto, espulse le monache nere, nel 1866 divenne un acquartieramento per le truppe del Regno d ‘Italia.
La chiesa divenne parrocchia dopo che fu accolta la richiesta del canonico G. Palazzo, rettore della vicina Parrocchia di S. Anna, atta ad evitarne la destinazione impropria a magazzino per la paglia.

Dal 2001 la Chiesa di San Benedetto non è più una Parrocchia, ma una Chiesa-Rettoria e come parrocchia è stata accorpata alla Parrocchia Cattedrale. 


(tratto da Appunti sulla chiesa di San Benedetto di Massimo Guastella ed. ROTARY INTERNATIONAL)

Pagina creata il 02/08/2007

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