.::La Chiesa di Santa Maria Veterana::.

Il complesso di San Benedetto, indicato sul finire del XII col titolo di Santa Maria Veterana strutturalmente conserva alcuni resti che fanno pensare ad una forma di monachesimo probabilmente greco anteriore alla regola benedettina, quest'ultima, particolarmente favorita nel suo sviluppo nel Mezzogiorno in età normanno - sveva.

In tale periodo, l'antico monastero, se da un lato fu sottratto all'autorità dei vescovi di Brindisi, dall'altro godè dei benefici concessi dai normanni, come ad esempio nel 1122 dalla vedova di Boemondo, Costanza, e nel 1133 da re Ruggero. Le monache che lo abitavano, ricevettero cospicue donazioni anche da privati cittadini, che utilizzarono per il restauro della chiesa.

I normanni, garantirono libertà di culto non solo alle istituzioni ecclesiastiche latine ma anche greche; soprattutto la libertà di religione fu concessa in città abitate in prevalenza da mussulmani, dove essi pensarono strategicamente di poter contare sull'appoggio militare dei soldati mussulmani essendo inferiori numericamente.

In questo modo, il regno normanno nel Mezzogiorno è stato in grado di fondere tre grandi aree culturali dell'Europa medievale, quella latino-franca, greco-bizantina e arabo-musulmana. Nell'XI sec. la Campania, la Basilicata settentrionale e la Puglia settentrionale, erano abitate da latini in parte di discendenza longobarda, mentre il sud della Basilicata e della Puglia, erano popolate da bizantini. Il risultato è stato uno stato multiculturale, com'è stato definito dagli storici moderni, basato sulla convivenza tra culture e religioni diverse.

Per l'arte italiana gli scambi commerciali con l'oriente bizantino e arabo sono stati di grande importanza, poichè quelle civiltà avevano avuto più dell'occidente, sviluppo della cultura: si pensi alla filosofia, alle scienze e alla matematica. Federico II di Svevia, uomo di grandi curiosità intellettuali, era tanto affascinato dalla conoscenza degli arabi, da servirsene nella sua corte. La sua disinvoltura diplomatica lo aiutò nell'intrattenere rapporti commerciali e culturali con l'oriente, entrando nelle simpatie del sultano d'Egitto al-Kamil con cui stipula un contratto di pace decennale (1228-38) nel corso della sua contestata crociata.

Non conosciamo i rapporti tra Federico II di Svevia (1194-1250) e le abadesse di Santa Maria Veterana, poichè non ci sono fonti in grado di documentare se l'imperatore offrì dei privilegi particolari alle abadesse.

Secondo Hubert Houben l'imperatore appoggiò le congregazioni monastiche a lui non ostili come Montevergine e Cava, mentre danneggiò Montecassino perchè troppo vicina al papato. L'Hohestaufen apprezzò i Cistercensi; dopo la sua incoronazione ad Aquisgrana nel luglio del 1215, chiese al capitolo generale dei cistercensi l'affratellamento liturgico, vale a dire l'ammissione alla comunità di preghiera dei monaci bianchi e in varie occasioni affidò ai monaci cistercensi compiti di fiducia. Secondo la testimonianza di due cronisti, il cistercense tedesco Cesario di Heisterbach e il benedettino inglese Matteo Paris, in ben due occasioni Federico II avrebbe indossato l'abito cistercense: nel 1236 durante una visita a Marburg sulla tomba di Sant'Elisabetta e nel 1250 sul letto di morte.

Nel sud si verificò l'espansione dei Pulsanesi che dal Gargano s'insediarono fino in Toscana e dei Verginiani che si diffusero nel Mezzogiorno.

Conosciamo i rapporti tra le monache benedettine e Gregorio IX. Il pontefice nel 1233 decise di confermare la dipendenza delle monache dalla sede apostolica, vietando al vescovo di interdire o scomunicare i chierici dipendenti dal monastero sia greci che latini. Spettava alle monache la scelta della abadessa; l'eletta auctoritate sede apostolica confirmata munus beneditionis suscipiat. In caso d'interdizione vescovile dell'area in cui le benedettine operavano o avevano dipendenze, potevano in ogni modo officiare nei luoghi sacri di loro proprietà se non erano state causa dell'interdetto stesso. Annualmente, le monache erano tenute a versare alla Sede Apostolica un'oncia d'oro, restavano invece inalterati i diritti di sepoltura. Numerose erano le chiese che dipendevano dal monastero brindisino: in Brindisi Santa Maria de Cita, San Pelino, San Biagio, Santa Lucia, Sant'Angelo, della Foresta, San Marco, San Martino e Sant'Egidio; in Tuturano: Sant'Eustasio, Santi Cosimo e Damiano, Sant'Angelo de Valerano, Santa Maria in Forcelle, San Giovanni nel casale di San Pietro, San Giorgio in Vaticino; in Mesagne: San Nicola dell'ospedale, Santa Caterina, Santo Stefano, Santa Barbara, Santa Maria Maddalena, San Giovanni, San Demetrio, San Nicola, San Giorgio fuori le mura e San Martino in contrada Monticelli. I possedimenti delle benedettine erano vasti comprendendo terreni a Mesagne e nelle contrade di Forcelle, Monticelli, Caudule, Colonie, Solimano, feudi di Valerano e Tuturano, le terre di Guaceto. Questo vasto patrimonio s'era inizialmente formato con le donazioni del 1097 e del 1107 dei casali di Tuturano e Valerano da parte di Goffredo conte di Conversano e dominator di Brindisi e di sua moglie Sighelgaita.

Dal punto di vista artistico - architettonico la chiesa di San Benedetto è espressione della fusione culturale di cui il regno normanno è stato portavoce.

Sono interessanti i cambiamenti che la struttura sia esterna che interna hanno subito nel tempo. Esternamente e internamente, la chiesa rientra nei canoni artistici tipici dell'XI-XII secolo, nuda e geometrica all'esterno con finestrelle arcuate e campanile squadrato, in contrapposizione alla ricca e fantasiosa struttura dell'interno che trova slancio e movimento negli archi e morbidezza nella decorazione dei capitelli, fino ad arrivare al misterioso fascino racchiuso nel chiostro.

Dell'antico monastero IX-X secolo, restano i resti del piano terra della facciata con ingresso ad arco a tutto sesto e due coppie di bifore su entrambi i lati, situati nella parete che chiude a levante il chiostro. Nel corso del XVIII secolo il vecchio monastero fu abbandonato, per la costruzione del nuovo, collocato ad occidente dell'antico complesso.

Il chiostro, è stato costruito nel XII secolo, con materiale recuperato da edifici della Brindisi romana e con i resti del complesso di Santa Maria Veterana e poi modificato ancora nel XVIII. Ha un perimetro a base rettangolare con un pozzo centrale. Gli archetti a tutto sesto con un'ondulazione continua, sui quattro lati del chiostro, generano un elegante disegno. I capitelli sono molto differenziati come le sottili colonnine di marmo che hanno le forme più varie: alcune a sezione cilindrica, altre ottagonali, altre quadrate e rastremate.

E' affascinante osservare la creatività artistica dello scultore che ha scolpito i capitelli; ve ne sono con motivi floreali e con motivi ad intreccio che riprendono la decorazione presente negli stipiti del portale della chiesa. Alcuni capitelli, raffigurano felini contrapposti; questi, databili al X-XI secolo hanno gli stessi marmi del portale.

La nuova struttura monastica, voluta nel XVIII secolo, fu collegata alla chiesa attraverso un vano occludendo così la facciata da cui allora fu smontato il portale e ricostruito sulla fiancata destra.

Il portale, dell'XI secolo, con intrecci viminei di fine fattura, evidenzia come la cultura artistica dell'anonimo scultore è aperta ad influenze lombarde e bizantine; queste ultime evidenti negli ornati a finta tarsia dell'imbotte. Sull'architrave del portale, sono riprodotte scene di caccia con due leoni un dragone e tre bestiari in costume longobardo.

Sempre all'esterno, il rivestimento delle fiancate della chiesa è espressione dell'influenza artistica pisana in Puglia; lungo le due fiancate a vista: quella destra e il muro rettilineo della parte absidale, vi sono 7 monofore, delle quali una, databile XI-XII secolo, si distingue grazie all'elegante decorazione ad intreccio che la incornicia, mentre le altre sono state ricostruite durante interventi di restauro.

Il campanile, eretto fra XI e XII secolo, a base quadrata, è circondato da pilastri angolari e lesene mediane. La cella campanaria è sormontata sui quattro lati da trifore con colonnine cilindriche e capitelli a stampella che si abbinano artisticamente a quelli presenti nel chiostro. La parte superiore è del XVIII secolo.

All'interno la chiesa, larga 10 metri e lunga 20, è divisa in tre navate e longitudinalmente in quattro campate; dopo i restauri del XI-XII secolo fu coperta con cupole in asse, sorrette da costoloni a crociera. A dividere la navata centrale dalla laterale vi sono cinque coppie di colonne, dei cui capitelli uno, posto sulla navata sinistra, ha richiami preromanici con arieti, buoi e leoni a teste unite. Negli altri capitelli è interessante il gioco quasi ad incrocio che si viene a creare se si osserva con attenzione l'intaglio delle foglie d'acanto; in alcuni capitelli le foglie sono sfaccettate e cadono a cascata le une sulle altre, mentre in altri le foglioline sono intagliate in modo tale che le punte unendosi le une con le altre danno origine a dei piccoli archetti. Questa decorazione è tipica del periodo normanno ed è molto simile a quella presente nel chiostro del duomo di Monreale, del XII secolo; lì i capitelli sono tuttavia sostenuti da colonnine binate.

Il patrimonio artistico comprende interessanti lacerti d'affreschi nella chiesa, con riferimento al volto della Vergine e nel chiostro ove è distinguibile un San Benedetto; di notevole interesse gli oli su tela della Natività, dipinta dal nobile brindisino Jacopo De Vanis il 1570 e dell'Assunzione della Vergine che può pensarsi del XVII secolo. La statua in pietra della Madonna della Neve è attribuibile al XV secolo, quella in cartapesta di San Benedetto al XVIII secolo.


Testo di Valentina Pascazio
Indirizzo email: valentinapascazio@libero.it

Pagina creata il 02/08/2007

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